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    Luigi Marvasi

    Luigi Marvasi

    Veterinario bio-tecnologo, dedito alla ricerca sperimentale eseguita secondo le Buone Pratiche di Laboratorio (BPL), Luigi Marvasi è bolognese di nascita e formazione, anche accademica. Nella città felsinea è stato socio fondatore del primo Spin-off dell’Alma Mater certificato GLP, e vanta numerose e prolungate esperienze anche in Toscana. Già veterano nella consulenza e direzione di Centri di Saggio, in questa veste è appena diventato parte della squadra di Biogem.
    Negli ultimi anni ha orientato le sue attività in ambito immunologico, con particolari approfondimenti sullo sviluppo di vaccini e anticorpi monoclonali e policlonali ad uso diagnostico e terapeutico.

     

    Dottore Marvasi, cosa l’ha spinta ad accettare questa nuova sfida a Biogem?
    Lavorare nella ricerca applicata di tipo regolatorio è sempre stata la mia più autentica passione e il progetto di Biogem mi ha convinto per la sua qualità complessiva e per i programmi e le prospettive concordati.

    Ci confida le primissime impressioni sulla struttura e sul territorio?
    La struttura è molto ben pensata e studiata, non solo da un punto di vista infrastrutturale. Mi ha inoltre subito colpito la tenacia e la forza di volontà degli irpini, una popolazione appenninica evidentemente forgiata da non poche vicissitudini storico-geografiche. In questo senso, mi ricordano molto le genti della mia Emilia. Mia nonna era originaria di Montese, un paesino di montagna, e mio nonno di Bentivoglio, nella pianura bolognese.

    E, in particolare, sullo stabulario?

    Lo stabulario è il cuore pulsante di un Centro di Saggio, e quello di Biogem può contare su importanti strutture. Credo, tuttavia, che vadano ottimizzate. Molte procedure sono infatti ridondanti e complessivamente rallentano il lavoro.

    Conosce la realtà delle ‘Due Culture’?

    Ho partecipato all’edizione del 2021 e mi è molto piaciuta l’idea alla base di questo ormai storico meeting. Credo, infatti, che la vera cultura nasca proprio dall’incontro tra questi due mondi.

    In parole semplici, cos’è un Centro di Saggio?

    Un insieme di persone, strutture, strumenti, spazi e competenze, che consentono di generare dati sperimentali affidabili e robusti in ambito farmaceutico.

    Quante strutture di questo tipo sono presenti in Italia e quali sono le più prestigiose?

    All’incirca sono meno di una decina, almeno quelle con certificazione GLP (Good Laboratory Practices). Di particolare rilievo si possono considerare i Centri di Saggio di Pomezia (ERBC), di Verona (Aptuit) e di Ivrea (Merck-Serono).

    Come intende ‘organizzare’ il suo lavoro a Biogem?

    In questa prima fase, trascorrendo una buona parte delle mie ore di attività affiancando fisicamente i ricercatori, per capire fino in fondo le loro esigenze e i loro punti di vista. In seguito, semplificando tutte le procedure operative fino ad ora sviluppate.

    Da veterinario, quale attenzione ritiene si debba avere con gli animali da laboratorio?

    Il mondo degli animali da laboratorio richiede competenze estremamente specialistiche, che presuppongono molta formazione e una curva di apprendimento lunga nel tempo. D’altra parte, se possiamo considerare relativamente difficile fare un prelievo di sangue ad un uomo di 50 chili, figuriamoci a un topino di 20 grammi! Lo stesso vale per la somministrazione di un farmaco per via venosa, oppure per l’esecuzione di una ecografia. Dobbiamo fare in modo che gli animali siano mantenuti nelle migliori condizioni ambientali possibili. Prima di iniziare ogni studio, ad esempio, è necessario passare attraverso fasi anche lunghe di training, per aiutare l’animale a rapportarsi nel modo migliore con gli operatori e abituarsi alle manualità alle quali sarà sottoposto. L’animale non deve essere sottoposto  a stress inutili, non solo per ovvi motivi etici, ma anche per una ottimale riuscita dell’esperimento a cui è sottoposto, che si traduce in dati affidabili e predittivi.

    Quali specie possono aiutare maggiormente la ricerca?

    Roditori a parte, in senso generale credo che un nuovo modello animale  da incrementare sia quello suino.

    E lo zebrafish?
    Si tratta di un modello sperimentale molto interessante, che presenta notevoli vantaggi in termini di costi e di cui esistono moltissime linee transgeniche, funzionali ai tanti innovativi studi di tipo tossicologico nel campo della genetica (basti pensare al settore dei contaminanti), dello sviluppo embrionale e dello sviluppo dei tumori.

    Si intravede, almeno in alcune branche, la possibilità di farne a meno?

    Già si utilizzano esclusivamente modelli sperimentali in vitro in settori di rilievo come  quello dei cosmetici (per citare solo il caso più significativo). Anche in ambito farmaceutico diversi modelli sperimentali in vivo sono stati sostituiti da studi effettuati su linee di colture cellulari.
    La sua esperienza sulla produzione di anticorpi monoclonali e policlonali, e soprattutto quella sui vaccini, può essere funzionale a un ruolo ancora più diretto di Biogem nella lotta alla pandemia in corso?

    Direi di si. Abbiamo infatti appena avviato due studi finalizzati alla creazione di un vaccino contro il COVID-19 sviluppato da un’azienda italiana in collaborazione con Vismederi, realtà con la quale collaboro da più di 11 anni. Ci occupiamo, in particolare, degli studi finalizzati alla valutazione della capacità del vaccino di indurre la produzione di anticorpi protettivi, e di verificarne la sicurezza dopo la somministrazione.

    Più in generale, quali prospettive e scenari nuovi possono aprire le ricerche sugli anticorpi monoclonali e sui vaccini?

    Gli anticorpi monoclonali rappresentano la terapia più efficace e mirata che si sta mettendo a punto per l’uomo. In prospettiva, grazie a loro, si punta a creare uno specifico farmaco per ogni singolo malato, anche e soprattutto, in campo oncologico. I vaccini, oltre ad avere una ricaduta estremamente importante in vari settori della medicina, possono anche contribuire a rafforzare la posizione dell’industria farmaceutica italiana. Il tassello mancante è la ricerca preclinica su modelli di infezioni sperimentali su modelli animali.

    Il Sistema Paese, inteso come politica, cosa può fare in questa prospettiva?
    Su due piedi direi che andrebbero semplificati gli iter autorizzativi e le varie procedure a questi collegate. In secondo luogo, si dovrebbero distribuire in maniera più oculata i finanziamenti a disposizione, attualmente elargiti a pioggia, senza una precisa programmazione.

    Ci rivela, infine, il suo sogno scientifico da realizzare a Biogem?

    Contribuire a creare un centro per lo studio e lo sviluppo dei vaccini di rilevanza europea.

    Ettore Zecchino

     



     


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