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    Lucia Altucci

    Lucia Altucci

    Da pochi mesi a capo del Laboratorio di Epigenetica a Biogem, Lucia Altucci ha una prestigiosa carriera nella ricerca e nella didattica alle spalle, sviluppata anche grazie a significative esperienze all’estero. Docente ordinaria di Patologia Generale all’Università della Campania ‘Luigi Vanvitelli’, della quale è delegata alla Ricerca, attualmente è Presidente del CNGR (Comitato Nazionale dei Garanti per la Ricerca).

    Si devono a lei innovativi studi in materia epigenetica sulle strategie terapeutiche e farmacologiche contro il cancro.

    Lucia Altucci è co-editor in chief delle riviste internazionali Clinical Epigenetics ed Epigenetics Communications, edite da Springer Nature.

    Professoressa, come è stato il suo primo impatto a Biogem?

    La direzione del Laboratorio di Epigenetica è stato l’esito, da me molto sperato, di una collaborazione pluriennale con un centro di ricerca che ho sempre apprezzato molto. Posso quindi serenamente dire che mi trovo bene e che considero questo passaggio della mia vita professionale come un’occasione importante per intensificare la mia attività di ricerca e per implementare la mia rete di rapporti internazionali.

    In poche parole, cos’è l’Epigenetica?

    Si può definire come la scienza che studia la regolazione dell’espressione genica, indipendentemente dalla mera sequenza del DNA. Volendo ricorrere ad una similitudine, se paragoniamo il DNA alla musica, l’Epigenetica è il suo direttore d’orchestra.

    Se ne può parlare come di una nuova frontiera della Medicina?

    Certamente si. L’Epigenetica si occupa, infatti, della fisiologia e della patologia in rapporto all’ambiente, seguendo, quindi, un approccio che definirei molto ‘moderno’. Rimodulando il cosiddetto epigenoma, si può, tra l’altro, operare una sorta di reset, come in un computer, da sfruttare a scopo diagnostico e terapeutico.

    E, in particolare, in ambito COVID-19?

    In questo caso l’incidenza può essere notevole. Basti pensare che la regolazione epigenetica di ACE2 ha un impatto sulla replicazione virale del COVID 19, modificando, quindi, il rapporto tra il virus e l’ospite umano.

    Le sue esperienze all’estero, soprattutto inglesi e francesi, cosa le fanno pensare del livello della Ricerca italiana?

    Il livello è spesso ottimo, nonostante un ammontare di finanziamenti mediamente inferiore rispetto a realtà omogenee alla nostra. Servirebbero, quindi, maggiori risorse.

    E dell’equilibrio di genere, al centro di tante sue battaglie?

    Sebbene molti passi siano stati fatti, è ancora necessario lottare, e non solo nel campo della ricerca.

    Grazie a una start-up di successo, messa su all’interno dell’Università ‘Luigi Vanvitelli’, è diventata anche un po’ imprenditrice. Lo ritiene un percorso consigliabile per far crescere la ricerca?

    Si, lo sfruttamento dei risultati della ricerca, ove applicabile, e lo sviluppo delle sue connessioni in ambito applicativo è molto importante, perché porta un vantaggio economico non solo al ricercatore, ma all’intero Sistema Paese. Non a caso, tale approccio è richiesto proprio dal PNRR (Piano Nazionale di Ripresa e Resilienza), che prevede ingenti finanziamenti riservati espressamente alla ricerca applicata (mission 4). La ricerca di base, ovviamente, deve sempre essere libera.

    Ci può spiegare in poche parole i compiti del CNGR, da lei attualmente presieduto a livello nazionale?

    Si tratta del Comitato Nazionale di Garanzia della Ricerca, a nomina ministeriale, chiamato a garantire l’equità delle procedure che riguardano la ricerca di base e la competizione tra pari, ma anche la valutazione qualitativa della ricerca. Per essere precisi, da qualche mese il CNGR è diventato CNVR (Comitato Nazionale di Valutazione della Ricerca), e si amplierà fino a raggiungere il numero di 15 esperti. Un’evoluzione finalizzata anche a una valutazione ottimale dei tanti progetti di ricerca, alla base dei finanziamenti del PNRR. Sono presenti i rappresentanti dei tre macrosettori ERC (European Resaerch Council): Scienze umane e sociali; Scienze della vita; e Scienze fisiche, matematiche e ingegneristiche.

    Quali le sue considerazioni sull’approccio integrato e traslazionale Ricerca-Servizi proposto da Biogem?

    Biogem ha già da molto tempo un apprezzabile approccio integrato. Tra le sue caratteristiche è forse quella che mi ha maggiormente spinto a proporre una collaborazione attiva.

    Ci anticipa qualcosa sui progetti in corso e sull’organizzazione interna nel Laboratorio di Epigenetica di Biogem?

    Ci occupiamo, prevalentemente, del ruolo delle alterazioni epigenetiche nei tumori, in funzione di una maggiore capacità diagnostica e di nuove strategie terapeutiche. Valeria Tucci, in particolare, sta cercando di creare modelli zebrafish per studiare il ruolo delle sirtuine nei tumori e in molte patologie gravi, come quelle cardio-vascolari. Federica Donnarumma è invece impegnata in un progetto sul ruolo epigenetico della proteina HAT4, molto importante in alcuni tumori, soprattutto leucemie. E proprio il modello leucemico è quello da noi più studiato.

    Ha qualche suggerimento da dara alla Direzione Scientifica?

    Solo quello di cercare, laddove possibile, di aumentare la visibilità internazionale dell’Istituto, allargando il solco già tracciato dalla densa attività seminariale e dalle prestigiose collaborazioni in corso.

    Ettore Zecchino

     

     
     
     
     
     

     
     
     
     
     
     
     
     

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