I protagonisti delle 2 culture

    Carlo Doglioni

    Carlo Doglioni

    Recentemente confermato alla presidenza dell’INGV (Istituto Nazionale di Geofisica e Vulcanologia), Carlo Doglioni è un geologo di fama mondiale, membro dei Lincei e dell’Accademia dei XL . In passato è stato anche presidente della Società Geologica Italiana. Nativo di Feltre, nel Bellunese, dopo la laurea in Geologia all’Università di Ferrara, ha insegnato in molti atenei italiani, da quello Estense, fino a Bari e all’Università della Basilicata, per poi approdare alla Sapienza di Roma, dove attualmente è di ruolo.
    Prestigioso e variegato è il suo curriculum da ricercatore, che annovera, tra l’altro, la proposta di un nuovo modello per la geodinamica terrestre, e premi e riconoscimenti da istituzioni italiane e straniere. Dal 2016 al timone dell’INGV, in questa veste ha dovuto affrontare, appena nominato, i terribili eventi sismici dell’Italia Centrale, tra il 2016 e il 2017.

    Carlo Doglioni ha partecipato alle ‘Due Culture’ nell’edizione del 2018.

    Presidente, le montagne bellunesi c’entrano qualcosa con la sua vocazione geologica?

    Direi proprio di si. La passione per una natura così bella, radice comune della mia famiglia, è stato infatti uno stimolo molto forte in questa direzione. A ciò si è poi aggiunta l’esperienza del terremoto in Friuli, nel 1976, che mi spinse a scegliere una professione che coniugasse il rapporto con la Terra e l’applicazione al sociale.

    Come pensa che si connoterà il suo secondo mandato alla guida dell’INGV?

    L’auspicio è che l’Istituto voli alto, con progetti di ricerca ambiziosi, con un ammodernamento e infittimento delle infrastrutture di monitoraggio e di sorveglianza, ma anche puntando a creare nuove reti, come quella idrogeochimica nazionale. Proveremo, in questo modo, a comprendere meglio il funzionamento del nostro pianeta e del sottosuolo nazionale.

    In quale modo la pandemia in corso ha influenzato le attività dell’Istituto?

    Da un punto di vista organizzativo, come tutti, abbiamo subito qualche rallentamento, ma l’attività di ricerca, per fortuna, non si è mai fermata.

    I virologi sono da tempo protagonisti della scena. Nota qualche analogia con i sismologi nel dopo terremoto?

    In genere, l’emozione dei terremoti dura poco. I sismologi, quindi, si ritirano prima dalla scena. Sarebbe tuttavia opportuno parlare molto di più di geoscienze in tempi di ‘pace’, anche per stimolare le indispensabili attività di prevenzione.

    Del COVID, tutto sommato, facendo i debiti scongiuri, stiamo un po’ prendendo le misure. Con i terremoti è tutta un’altra storia. Non lo trova un po’ frustrante?

    Sì. Per difendersi dai terremoti occorre una maggiore conoscenza dei meccanismi che li generano, ma anche una consapevolezza diffusa della necessità di mettere in atto tutte le buone pratiche per rendere le nostre case sicure.

    Quanto siamo ancora lontani dal poter prevedere, con ragionevole anticipo, un terremoto?

    Ancora non siamo in grado di prevedere i terremoti in modo deterministico. Possiamo solo stimarne la pericolosità su base probabilistica . La scienza, tuttavia, ci ha abituato spesso a dei balzi in avanti improvvisi, per cui non è escluso che in futuro si riesca ad avere gli strumenti osservazionali per conoscere l’imminenza di un terremoto. Quando saremo in grado di prevederli, sarà comunque fondamentale salvare le nostre abitazioni, oltre alle nostre vite. Per questo, ho proposto il motto VALE, vale la pena investire nelle geoscienze, una sorta di acronimo per ricordare come scoprire la natura dei terremoti ci aiuterà a salvare la nostra vita e a proteggere le nostre abitazioni, che sono quasi sempre i nostri beni immobili più importanti. Si garantirebbe, in questo modo, la nostra libertà di continuare a vivere nella nostra casa e nel nostro borgo, conservando le nostre radici, la nostra storia e la nostra cultura. A giovarsene sarebbe infine l’economia delle comunità colpite, altrimenti destinate a disperdersi per molti anni, se non per sempre.

    Possiamo escludere, in un futuro non troppo remoto, un’improvvisa attività sismica generalizzata della Terra, quasi come una pandemia?

    I terremoti a volte avvengono come delle tempeste, ma una legge della natura, scoperta dai due famosi ricercatori Gutenberg e Richter, ci ricorda che, su scala mondiale, l’energia sismica viene rilasciata in modo semi-stazionario nel tempo, ponendo in relazione la frequenza dei terremoti più grandi e di quelli più piccoli, cioè la distribuzione nel tempo della sismicità, in funzione della magnitudo degli eventi. Nonostante l’evidenza di oscillazioni della sismicità globale, un fenomeno acuto e generalizzato su larga scala non dovrebbe, quindi, essere possibile.

    Le cronache del passato, anche remotissimo, ci hanno consentito di appurare con certezza, la sismicità di alcune aree geografiche. Il sismologo è quindi anche un po’ uno storico?

    La sismologia storica ci permette di catalogare, con relativa precisione, terremoti passati, avvenuti quando non esistevano sismometri, per registrarli strumentalmente. Questi studi sono fondamentali perché ci permettono di sapere che in determinate aree, dove da secoli non avvengono terremoti, questi eventi prima o poi ritorneranno. Ciò è indispensabile per una corretta valutazione della pericolosità sismica.

    Ci commenta in breve il celebre poemetto di Voltaire sul catastrofico terremoto di Lisbona dell’1 Novembre 1755?

    Ancora non conosciamo la vera origine di quel terremoto apocalittico, ma possiamo certamente dire che cambiò la filosofia del rapporto dell’uomo con la natura, in quel momento, tendenzialmente, considerata matrigna. La natura, in realtà fa il suo lavoro. Noi siamo chiamati a svelarne gradualmente i segreti, per imparare a convivere con gli eventi estremi.

    Forse dopo questo triste evento è nata la sismologia?

    Studi sismici erano già partiti in epoche antecedenti, soprattutto in Cina.

    In Italia, a che punto siamo nello sviluppo di un’edilizia anti-sismica?

    Siamo ancora molto indietro. Considero, per questo, utili e importanti le iniziative relative al sisma-bonus.

    In materia di prevenzione quali nazioni al mondo possono dirsi all’avanguardia, e perché?

    L’Italia dal punto di vista dell’ingegneria sismica è all’avanguardia. Purtroppo, ancora non abbiamo messo in sicurezza un’ampia parte del nostro patrimonio edilizio, soprattutto in mattoni e pietra, pur disponendo delle tecnologie per rinforzare anche edifici storici. Giappone e Cile, nazioni abituate a convivere con terremoti anche molto più forti dei nostri, e che hanno un tessuto abitativo più giovane, possono vantare una tradizione costruttiva antisismica consolidata.

    Quali sono le regioni più sismiche del mondo?

    L’arco indonesiano e tutto l’Ovest e l’Est del Pacifico. E si tratta anche delle zone più pericolose al mondo da un punto di vista vulcanologico.

    Quale è stato il terremoto più forte della storia?

    Quello di Valdivia, in Cile, del 22 maggio 1960, capace di raggiungere la magnitudo 9,5, che generò anche un grande tsunami, che attraversò tutto l’Oceano Pacifico.

    E il più devastante?

    Fonti storiche riferiscono di un sisma nella provincia di Shaanxi, in Cina, verificatosi il 23 gennaio del 1556, in grado di uccidere circa 830mila persone. Con riferimento all’Italia, il più forte è avvenuto a Noto, nel gennaio del 1693, con una magnitudo di 7,32. Il più devastante è stato quello di Messina del 28 dicembre 1908, che, anche a causa del conseguente maremoto, ha determinato la morte di circa 100mila persone.

    Il suo terremoto peggiore?

    Il più impattante, per la mia memoria, è stato quello del 1980, in Irpinia.

    L’INGV, nel suo nome, non presenta riferimenti diretti alla sismologia, ma è generalmente collegato soprattutto a questa branca. Volendo un po’ riequilibrare le cose, ci indica le linee guida del suo operato, rispettivamente, in vulcanologia e in geofisica?

    L’Istituto ha tre dipartimenti: Terremoti, Vulcani e Ambiente. Monitoriamo i 10 vulcani attivi in Italia, cercando di comprenderne la struttura e l’evoluzione, soprattutto di quelli più pericolosi per la popolazione, come lo Stromboli, uno dei pochissimi al mondo a condotto aperto, cioè permanentemente in attività. ma anche l’Etna, oppure i vulcani campani Vesuvio, Flegrei e Ischia. Nell’ambito delle geo-scienze studiamo, tra l’altro, i cambiamenti climatici, le variazioni del livello del mare, il campo magnetico  terrestre, l’impatto delle radiazioni ionizzanti solari sulla ionosfera.

    L’eruzione vulcanica è sempre prevedibile?

    No, anche se, rispetto ai terremoti, spesso i vulcani possono dare dei segnali premonitori, che possono e potranno darci indizi previsionali affidabili.

    Gli animali riescono a prevedere questi eventi?

    Le evidenze scientifiche sembrerebbero escluderlo, ma i terremoti possono essere anticipati, nei giorni o nelle ore precedenti, da piccole scosse, o da degassamenti del suolo, che possono essere percepiti dagli animali.

    Mediamente fa più danni un terremoto o un’eruzione vulcanica?

    In genere un terremoto, ma con non rare eccezioni. Basti pensare all’eruzione del Krakatoa, in Indonesia, che, nell’agosto del 1883 generò terremoti e maremoti, determinando la morte di circa 36mila persone.

    L’eruzione del Vesuvio, a Pompei, nel 79 d.C, ha fatto fare passi avanti enormi alle nostre conoscenze storico-artistiche sul mondo romano antico. Si inverte il discorso precedente?

    Gli eventi naturali forgiano anche la cultura. Proprio a Biogem parlai dei gradienti, che funzionano in ogni ambito culturale. Il gradiente è un motore capace di muovere le popolazioni in ogni ambito.

    Nell’evoluzione della Terra hanno avuto un peso maggiore i vulcani o i terremoti?

    Bisogna andare a monte della questione. Sono infatti i movimenti interni al mantello terrestre a determinare la morfologia del nostro pianeta.

    L’altezza di un vulcano va misurata da terra, o, eventualmente, partendo dalla sua base marina?

    Certamente dalla sua base marina.

    Allora, l’Everest potrebbe perdere il primato?

    Direi di si, a beneficio del Mauna Kea, delle Isole Hawaii, alto, secondo questo conteggio, 10.203 metri .

    Su Venere sembra siano state trovate notevoli tracce di attività geologica, già ampiamente studiate in altri corpi del nostro Sistema Solare (soprattutto alcuni satelliti di Giove e Saturno). Cosa può dirci al riguardo?

    Tutti i corpi celesti, soprattutto nelle fasi iniziali della formazione del sistema solare mostrano grande vitalità. Su Marte ci sono tracce di antiche presenze di fiumi e laghi, e c’è un vero e proprio gigante del nostro sistema solare, il Monte Olimpo (alto oltre 22mila metri). Venere, di dimensioni simili al nostro pianeta, ha avuto e probabilmente ha ancora dei movimenti interni al proprio mantello. La Terra, tuttavia, è relativamente più viva, anche perché ha un satellite molto vicino, e di dimensioni dello stesso suo ordine di grandezza. La Luna ha infatti una forte influenza sulla Terra, per la sua attrazione gravitazionale. Anche la Luna, d’altra parte, ha una certa attività sismica, come conseguenza dell’attrazione terrestre.

    Dallo studio dello Spazio quanto possiamo apprendere?

    Penso sia la frontiera più avanzata che abbiamo davanti a noi. La comparazione con altri corpi celesti ci aiuterà a classificare e comprendere i meccanismi alla base della formazione e del funzionamento della Terra.

    La coperta degli investimenti è sempre un po’ corta, e le spese, nello spazio, ‘volano’. Sono fondi sottratti alla ricerca geologica terrestre?

    A volte la ricerca segue più l’immaginazione e la fantasia, che la reale utilità. Eppure, sotto di noi c’è il motore del sistema, che dobbiamo ancora conoscere appieno.

    Ci fa capire qualcosa sul nuovo modello per la geodinamica terrestre da lei proposto?

    E’ un modello in cui si suppone che la Terra sia fortemente influenzata da fattori astronomici, come le maree solide. Queste maree hanno una componente orizzontale che trascina la litosfera (il guscio esterno della Terra, spesso circa 100 chilometri) relativamente verso Ovest, rispetto al mantello sottostante, producendo una forte asimmetria nel sistema terrestre. Per questo fenomeno, a solo titolo di esempio, le Alpi sono più elevate degli Appennini.

    Oltre a Voltaire, quale opera di letteratura ad argomento geologico l’ha colpita particolarmente?

    Si può partire da Emilio Salgari, per arrivare a Charles Darwin, o anche a Benedetto Croce, con la descrizione della sua luttuosa esperienza durante il terremoto di Ischia del 1883 .

    E le sue preferenze letterarie più in generale?

    Amo soprattutto la saggistica. Per quanto riguarda gli italiani, apprezzo molto, tra i tanti, Carlo Rovelli e il Cardinale Gianfranco Ravasi. Saramago rimane uno dei miei autori preferiti.

    Uno o più film di fantascienza da suggerire?

    Interstellar, di Christopher Nolan.

    Quale musica ascolta?

    Amo molto la musica classica e il jazz. Da Beethoven a Wagner, da Thelonious Monk a Miles Davis, fino a Michel Petrucciani.

    La Terra e gli altri corpi celesti hanno un loro suono ascoltabile nello spazio?

    Non lo so, ma mi piacerebbe molto trasferire in musica la registrazione di un sismogramma.

    Ha gustato la riproduzione dei vini dell’antica Pompei?

    No, comunque apprezzo molto i buoni vini, dal vicino Prosecco, ai siciliani e ai lucani. Prediligo, ad esempio, l’Aglianico del Vulture, nato proprio su un vulcano spento.

    Quanto si influenzano a vicenda agricoltura e geologia?

    Il suolo è il prodotto della degradazione delle rocce circostanti. La composizione del suolo determina le caratteristiche chimiche delle produzione agricola, anche con riferimento ai vigneti. Suggerisco, al riguardo, il bel libro ‘Geologia dei vini italiani’ di Sergio Chiesa, Maria Bianca Cita, e Gino Mirocle Crisci.

    Dietro tutte le imponenti forze geologiche vede il caso o un’attività creatrice intelligente?

    Vedo delle regole ben precise, della chimica e della fisica, che governano il sistema.

    I sommovimenti dell’anima hanno qualcosa in comune con quelli geologici?

    La vita sulla Terra è il prodotto di una combinazione di eventi che possono sembrare dei miracoli, ma che hanno delle caratteristiche biochimiche precise. La nostra intelligenza, intesa come capacità di elaborare le informazioni, è cresciuta moltissimo, e con essa, anche il rapporto con il trascendente.

    Last, but not least. Cosa pensa di BIOGEO, che ha visitato in passato e che ben conosce, vista la collaborazione dell’INGV alla sua realizzazione e alla sua crescita?

    Penso che Biogem, nelle sue varie articolazioni, sia una straordinaria realtà del Centro Sud e un esempio estremamente virtuoso di rapporto pubblico-privato nell’ambito della ricerca e della sua applicazione industriale.

     

    Ettore Zecchino

     

     

     

     


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