Libro del mese

    Il mio neutrino

    Il mio neutrino

    Porta la prestigiosa firma del professore Antonio Ereditato ‘Il mio neutrino’, l’ultima pubblicazione della casa editrice Rubbettino per la collana ‘Le 2ue Culture’ della Fondazione Biogem. L’autore, qui nella simultanea veste di co-direttore dell’iniziativa, si presenta al lettore in maniera inedita. Allo scienziato rigoroso e inappuntabile degli esordi e al divulgatore di alto livello degli ultimi tempi, qui si sostituisce l’uomo, impegnato, nello stile sobrio ma accattivante che gli è proprio, a raccontare senza risparmio una fase cruciale della sua lunga carriera. Tutto il libro, pur in un percorso ‘graduale e concentrico’ è infatti il resoconto del celebre esperimento OPERA e degli emozionanti alti e bassi di una straordinaria non scoperta. Parliamo naturalmente della velocità dei neutrini, in un primo momento stimata erroneamente al di sopra di quella della luce, posta da Albert Einstein come limite assolutamente invalicabile. Con le eventuali, sbalorditive conseguenze note o comprensibili a tutti, enfatizzate da tanta cultura popolare intrisa di fantascienza e dalla prevedibile grancassa mediatica.
    Ereditato rivela in questo testo un’inquietudine mai sopita e avverte il bisogno di chiarire i termini esatti della questione. La vicenda narrata ci offre quindi il raro privilegio di entrare dalla porta principale nel mondo, generalmente chiuso, o almeno ermetico, dei grandi esperimenti scientifici, per certi versi tanto più ‘misteriosi’ quanto più partecipati.
    L’operazione è condotta con il consueto scrupolo cui l’autore ci ha abituato da tempo, seguendo con estrema pignoleria il metodo scientifico. Siamo così condotti nel complesso mondo della fisica delle particelle. Per poi essere catapultati all’interno di alcuni tra i più importanti esperimenti della fisica contemporanea, svolti da grandi squadre internazionali, all’interno di importanti istituzioni e 'luoghi' del settore, come il CERN (Conseil Européen pour la Recherche Nucléaire) di Ginevra, o lo statunitense FermiLab, intitolato al sommo fisico italiano, fino ai nostri LNGS (Laboratori Nazionali del Gran Sasso). E così il neutrino del titolo assurge gradualmente al ruolo di protagonista del libro, come già faceva intendere l’incipit tratto dal fisico austriaco Wolfgang Pauli, che per primo ne teorizzò l’esistenza, quasi un secolo fa.
    Di neutrini si occupava il progetto CHARM2, in corso al CERN di Ginevra nei primi anni 80, che segna il debutto in uno studio su questa particella elementare per il professore Ereditato. Un esperimento concluso con successo, grazie alla misurazione ad alta precisione dell’angolo di Weinberg, il parametro fondamentale della cosiddetta teoria elettrodebole, ma che già in corso d’opera aveva forse costituito il viatico per uno degli ‘incontri della vita’ del professore napoletano, coinvolto in un’inattesa conversazione, presso il JINR ( Joint Institute for Nuclear Research) nella sovietica Dubna, con uno dei suoi miti, lo scienziato pisano Bruno Pontecorvo. Questi, lontano dalla sua patria, era interessato a scambiare opinioni sulla situazione politica italiana, ma non si trattenne dall’esternare a un collega molto più giovane di lui le sue considerazioni sulle oscillazioni dei neutrini, che lui per primo aveva ipotizzato.
    Proprio la ricerca di questa oscillazione (in pratica la trasformazione di neutrini di un dato tipo, o sapore in gergo, in un altro tipo) fu alla base dei due esperimenti CHORUS e NOMAD, approvati al CERN e condotti con metodologie diverse. Il racconto di Ereditato assurge in questi momenti a magistrale opera di storia della scienza e della tecnologia. Non casuale ci appare la rivalutazione piena della scuola nipponica, orfana, negli anni immediatamente successivi alla Seconda Guerra Mondiale, di acceleratori di particelle e di altre straordinarie dotazioni tecnologiche appannaggio dell’Occidente, e anche per questo un po’ isolata, ma ugualmente performante, grazie alla perizia acquisita negli studi sui più ‘economici’ raggi cosmici. Competenze, quelle giapponesi, fatte in parte proprie e comunque fruttuosamente utilizzate da Ereditato, tra i maggiori sponsor di sempre nuove partnership con i colleghi del Sol Levante. Questi ultimi sono sempre stati, ad esempio, profondi conoscitori della tecnica delle emulsioni fotografiche nucleari, alla base di tante ricerche sui neutrini, incluso il progetto OPERA, tanto da poter recriminare su almeno un Premio Nobel non assegnato al professore Niu di Nagoya.
    Si giunge quindi ad una delle parti del racconto forse più ‘frustranti’ per un lettore generalista, sballottato tra concetti ed esempi in alcuni casi incomprensibili quasi in egual misura. La sensazione di straniamento, per fortuna, dura poco. Il libro infatti si riscalda e si impenna con l’avvento dell’esperimento OPERA (altro nome musicale), non comprensibile in tutti i suoi passaggi, ma sempre in grado di toccare le corde di un’emotività mai fine a se stessa. Stiamo parlando dell’arcinota vicenda dei ‘neutrini super-luminali’, che ha tenuto con il fiato sospeso la comunità scientifica internazionale e non solo quella, negli ultimi mesi del 2011 e nei primi mesi del 2012. Non proprio tutti sanno che l’obiettivo iniziale dell’esperimento, pienamente raggiunto, era la scoperta del fenomeno di oscillazione del neutrino in apparizione, vanamente 'cercato' nei già incontrati progetti CHORUS e NOMAD e genialmente anticipato in via ipotetica da Pontecorvo. Una sottolineatura, questa, ancor meno scontata a distanza di anni dall’evento, talvolta ingiustamente percepito come un fiasco per l’errore commesso.
    Il professore Ereditato ovviamente non la pensa così e non esita a dettagliare minuziosamente le sue argomentazioni. La parte finale del libro diventa quindi una dichiarata, avvincente difesa del proprio operato, fisiologicamente legata all’esaltazione del metodo scientifico, per Ereditato il più grande paradigma di conoscenza esistente e al tempo stesso la garanzia maggiore della capacità autocorrettiva della scienza.
    La misurazione della velocità dei neutrini, pubblicamente sempre definita un’anomalia in attesa di conferma, si scopre essere stata un abbaglio, indotto da difetti strumentali concettualmente banali, ma nei fatti estremamente difficili da identificare (semplificando molto, un cavo male attaccato). L’autodifesa di Ereditato, responsabile del progetto OPERA, è granitica e fondata sulla piena trasparenza nell’aprirsi ai più disparati contributi internazionali e al generale coinvolgimento della comunità scientifica. Comprensibile, quindi, pur nella delusione per la mancata scoperta, è il compiacimento per essere riusciti autonomamente ad individuare l’errore. Che, in realtà, Ereditato non chiama precisamente così, convinto di avere agito in maniera scientificamente oltre che moralmente corretta.
    Da un male, quindi, per l’autore si è senza dubbio giunti ad un bene, e cioè alla verifica sul campo della piena tenuta di un metodo, alla base della condizione privilegiata della scienza, al riparo, più di altre branche, dalle tentazioni dell’approssimazione e del pressapochismo. E in grado di affrontare al meglio le crisi, non a caso magnificate da Albert Einstein come autentiche incubatrici di meriti.
    Quanto al rapporto tra scienza e società e, segnatamente, al legame necessario ma scivoloso con il mondo della comunicazione, caro professore, aspettiamo un altro libro.

     

    Ettore Zecchino


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