Pliocene 5-1,8 milioni di anni faLa fine dell’Era cenozoica corrisponde al completamento dell’evoluzione geografica e biologica. Le specie viventi si evolvono in forme viventi sempre più vicine a quelle attuali. Fra i mammiferi si differenziano e si sviluppo anche le forme che daranno luogo al genere umano. Le rocce ed i sedimenti che si formano durante il Pliocene affiorano abbondantemente in tutta Italia, limitatamente alla fascia a ridosso della costa, e occupano posizioni altimetriche relativamente basse. Anche nelle nostre regioni questi affioramenti sono prevalentemente concentrati nelle zone litoranee, ma troviamo anche alcune eccezioni (Jelsi, presso Campobasso). Talora localmente si depositano sul fondale marino basso abbondanti ceneri e polveri vulcaniche derivate da eruzioni e si formano grandi masse di tufi, come accade, ad esempio, a Canosa di Puglia, dove questo tufo bianco – riccamente fossilifero – viene estratto a scopo edilizio.Durante il Pliocene l’Italia si configura geograficamente in maniera più vicina all’attuale. Gli arcipelaghi dispersi in corrispondenza della dorsale appenninica si fondono: le isole confluiscono ed i bracci di mare frastagliati ed articolati tendono a scomparire. Si forma una prima continua penisola italica che percorre da Nord a Sud tutta la dorsale appenninica. Questa vasta terra emersa è circondata da coste prevalentemente sabbiose e da un mare relativamente poco profondo. I sedimenti che si formano sono sabbie sciolte, più o meno coese (arenarie), alternate ad argille azzurrognole. Localmente si formano piccoli depositi di calcari, prevalentemente organogeni (cioè costituiti da resti di gusci calcarei di molluschi, echinodermi e coralli) come avviene, ad esempio, a Jelsi. La fauna fossile contenuta nelle sabbie (Ariano Irpino, Serracapriola, Porto San Cesareo) e nelle argille (Larino-Casone) è perfettamente uguale a quella vivente nel mare Adriatico attuale. I pesci, i cui resti fossili sono abbondanti nelle sabbie plioceniche di Porto San Cesareo (in provincia di Brindisi) appartengo a specie tutt’ora viventi. Anche i molluschi sono in tutto e per tutto anologhi a forme viventi, come dimostrano le faune fossili di Serracapriola e di Larino, ma soprattutto le faune fossili abbondantissime della Toscana e dell’Emilia. Si tratta quasi sempre di molluschi tipici del fondale sabbioso di mari di bassa profondità. Solo in limitatissime aree molto circoscritte, come a Jelsi, la presenza di fondali rocciosi è dimostrata da fossili di ricci di mari regolari il cui biota, nel Pliocene come oggi, è quello di scogliera. Poiché questi depositi Pliocenici sono particolarmente abbondanti nel nostro Paese, lo studio delle conchiglie dei molluschi fossili delle aree pianeggianti e di bassa quota, è caratteristico dell’Italia, ed è stato avviato già alcuni secoli or sono. Già a metà dell’800 il paleontologo G. B Brocchi pubblicava un monumentale studio esattamente su questo argomento: “La Malacofauna Subappenninica ”... |
