Cultura

L’ORIGINE E IL DOMINIO DELLA CULTURA
Anassimene di Mileto nel VI secolo a.C. aveva impostato il suo sistema filosofico ammettendo che alla base di tutta la realtà ed all’origine di tutte le cose vi fosse solo l’aria, principio primordiale ed unico, che addensandosi creava l’acqua e poi la terra e, al contrario, rarefacendosi dava luogo al fuoco.
Nel percorso espositivo che abbiamo scelto di illustrare seguendo la storia del DNA, abbiamo volutamente e non tanto soffusamente voluto ripercorrere il pensiero filosofico della scuola ionica, ma nella nostra analogia il fuoco non può che essere la cultura, quale massima espressione dell’intelligenza umana, l’apice più elevato che la vita sulla Terra ha potuto esprimere attraverso i percorsi dell’evoluzione e della selezione naturale. Che si creda al Disegno divino quale ispiratore dell’evoluzione della vita sulla Terra o che si voglia negarlo, è indubbio che l’uomo rappresenta il
punto di massimo successo biologico della vita sulla Terra. Gli uomini hanno colonizzato tutti gli ambienti terrestri, anche i più estremi ed ostili, hanno registrato una esplosione demografica che non trova confronti nel resto della biosfera ed hanno dimostrato il proprio assoluto predominio sul pianeta e sul resto delle forme viventi.
Oggi abbiamo tutte le prove paleontologiche che dimostrano puntualmente dove (in quali ambienti), come (con quali meccanismi selettivi), perché (sotto quali spinte evolutive) e quando (attraverso quali tappe ed in quali tempi) questa evoluzione è avvenuta.
La culla dell’umanità è stata indubbiamente l’Africa. A partire dal Miocene in questo continente si svilupparono molte forme di scimmie, molto differenziate fra loro; fra esse alcune abbandonarono l’habitat arboricolo e colonizzarono la savana. La capacità di spostarsi sulle zampe posteriori (che divennero inferiori) rappresentò indubbiamente un grande vantaggio selettivo in questo ambiente nel quale le alte erbe consentono solo a chi sta eretto di scorgere per tempo i predatori. La stazione eretta e l’andatura bipede hanno rappresentato condizioni anatomiche e modelli funzionali che molti Primati pre-umani avevano perfettamente realizzato già 10 milioni di anni fa in molte parti dell’Africa (ad esempio Orrorion o Tchiadantropus).
Fra questi Primati bipedi solo alcune forme, però, utilizzarono a scopo evolutivo il nuovo assetto biomeccanico del loro corpo. La mano si trovò libera da compiti di deambulazione e divenne lo strumento biologico ideale per instaurare un nuovo rapporto con l’ambiente circostante. Essa assunse una nuova funzione: la presa di precisione con la quale queste scimmie impararono a costruire utensili. Una imponente crescita della corteccia motoria e sensoriale, associata ad una
espansione della scatola cranica, fu necessaria per gestire la fine motilità, ma al contempo anche la raffinata sensibilità, della mano. Cosicché il cervello crebbe e questi Primati caratterizzati dal bipedismo, dal grande cervello e dalla mano capace di finissima motilità, iniziarono ad adoperare queste strutture anatomiche nuove e queste funzioni innovative per costruire utensili.

I paleontologi affermano che i Primati che sono in grado di costruire abitualmente utensili sono stati i veri primi uomini. Di essi abbiamo resti fossili risalenti ad almeno 2,4 milioni di anni (Homo habilis). Questa capacità costruttiva, che espande le potenzialità di interazione con l’ambiente ben oltre i limiti fisici, è stata trasmessa alla discendenza, ma non attraverso il DNA, bensì, per la prima volta, attraverso l’apprendimento. La lunga dipendenza dei piccoli dalla madre (dovuta al parto prematuro necessario alla nascita di individui con un così grande cervello) ha permesso di creare un lungo periodo di apprendimento che ha consentito di trasferire alle nuove generazioni le
capacità costruttive acquisite. I paleontologi chiamano questa modalità “cultura” e questo processo “tradizione culturale”.

L’acquisizione di un linguaggio simbolico ed articolato ha consentito di perfezionare il processo di acquisizione e diffusione della cultura, permettendo anche la primordiale organizzazione sociale dell’uomo (Homo erectus).
Nella nostra analogia il “fuoco” di anassimenica memoria corrisponde all’«intelligenza umana», che qui vogliamo intendere come unica, efficace combinazione fra cultura e linguaggio, propria dell’Homo sapiens, in grado di
tramandarsi da una generazione all’altra facendo a meno – per la prima volta sulla Terra – dei meccanismi genetici automatici legati alle molecole del DNA, ma trasmettendosi solo con la “scuola”. Diremmo che «il “fuoco” della cultura e
dell’intelligenza umana ha oltrepassato i limiti della genetica nella conquista dell’universo».

(Capasso)