AcquaLA VITA ORIGINA E SI ESPANDE NELL’ACQUADue miliardi di anni fa, nelle primitive acque oceaniche, sono comparse le prime molecole organiche; ma la vera, straordinaria, stupefacente novità fu l’aggregazione di queste molecole in individui, cioè nelle prime cellule viventi. L’assoluta innovazione di questa forma di aggregazione della materia risiedeva e risiede nella capacità di riprodursi, creando nuovi individui ai quali i progenitori sono in grado di trasmettere in maniera automatica tutte le informazioni necessarie sia alla costruzione dei nuovi soggetti uguali ai genitori sia alla loro riproduzione futura. La trasmissione di queste due informazioni cruciali è stata la chiave vincente adottata dalla vita: essa ha permesso agli esseri viventi di colonizzare il pianeta e di rimanere su di esso con successo per miliardi di anni. La funzione di detenzione e trasmissione delle informazioni necessarie alla vita è la prerogativa propria del materiale genetico, il DNA, l’RNA ed il piccolo gruppo di enzimi che assicurano la duplicazione di queste molecole. I primi organismi viventi furono cellule semplici, forse simili a batteri. Alcune particelle trovate fossilizzate in selci archeane dell’Australia centrale vecchie di tre miliardi e mezzo di anni sono le testimonianze dirette dei più antichi esseri viventi conosciuti: i cianobatteri. Il passo successivo fu senz’altro l’aggregazione di cellule in forme coloniali. Alcuni tipi di alghe (stromatoliti) furono fra i primi organismi coloniali che si espansero enormemente lungo le linee di costa dei mari della Terra già oltre un miliardo di anni fa: i loro resti fossili dimostrano che il patrimonio genetico di questi primi organismi viventi era perfettamente funzionante ed efficiente. Recenti scoperte paleontologiche in Cina hanno dimostrato che già nel Cambriano inferiore (542-513 milioni di anni fa) si era sviluppato un vero e proprio firmamento di forme marine che comprendevano molti dei principali gruppi di organismi ancora oggi viventi. Gli artropodi, oggi rappresentati prevalentemente dagli insetti, iniziarono a svilupparsi in quelle lontanissime epoche con miriadi di specie, alcune delle quali raggiunsero anche dimensioni ragguardevoli, occupando prevalentemente l’ambiente bentonico (Trilobiti). Una quantità sterminata di altri invertebrati iniziò ugualmente a proliferare nei mari: dai coralli ai crostacei, dai lamellibranchi ai cefalopodi. Iniziarono ad alternarsi fenomeni di radiazione (origine e diversificazione di specie) a fenomeni di estinzione di massa. Ad esempio, le ammoniti, cefalopodi parenti degli attuali calamari, furono fra gli organismi viventi più diffusi nei mari del Giurassico e del Cretaceo, ma si estinsero completamente alla fine dell’Era mesozoica, circa 65 milioni di anni fa. Altre scoperte paleontologiche dimostrano che già nel Cambriano comparvero, proprio nelle acque marine anche i primi cordati, poi vertebrati. I primi veri e propri pesci, tuttavia, comparvero nel Siluriano e si svilupparono poi grandemente nel Devoniano, probabilmente nelle acque continentali e solo più tardi – e con straordinario sviluppo di specie – in quelle marine. Molti gruppi di pesci paleozoici erano assolutamente arcaici: agnati (privi di mandibola), placodermi (dotati di un robusto esoscheletro), paleonisciformi (con scheletro molle e di miriadi di scaglie ossee superficiali). Quasi tutte queste forme arcaiche, dominatrici assolute dei mari paleozoici, si sono completamente estinte nel Permiano (299-250 milioni di anni fa). Già nel Devoniano, però, erano comparse anche alcune forme più moderne, i selacei, dotate di scheletro cartilagineo e di riproduzione sessuata; questi pesci, ancora relativamente primitivi, cui appartengono anche gli squali e le razze moderne, si svilupparono molto solo nei mari del Triassico, del Giurassico e del Cretaceo. Infine, i pesci a struttura moderna (Osteitti), comparsi già nell’Era mesozoica, si svilupparono grandemente solo a partire dall’Eocene (55-33 milioni di anni fa), colonizzando tutti gli ambienti marini, ma tornando ad adattarsi anche alle acque interne dolci, lacustri e fluviali. |
